Iscrizione dei familiari al Fondo Sanifonds Trentino

Fino al 14 maggio 2021 è estesa la copertura del Fondo sanitario del Trentino ai familiari, per le spese dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2023

Sanifonds è il Fondo sanitario integrativo del Trentino, costituito dalla Provincia autonoma di Trento, Associazione artigiani e piccole imprese della provincia di Trento, Associazione albergatori e imprese turistiche della provincia di Trento, Confcommercio-Imprese per l’Italia Trentino, Confesercenti del Trentino, Cooperazione Trentina, Confindustria Trento, CGIL del Trentino, USR CISL del Trentino C.S.R. UIL di Trento, CISPEL-Federservizi Trentino-Alto Adige.
Il Fondo, in base ai propri documenti regolamentari, è aperto a tutti i dipendenti pubblici e privati del Trentino.
Il Fondo comunica che fino al 14 maggio 2021 sarà possibile iscrivere i familiari a Sanifonds per il triennio 2021-2023.
L’iscrizione al Fondo viene effettuata dal datore di lavoro in applicazione di contratti e accordi collettivi di lavoro, nazionali, territoriali e/o aziendali, o previsti da regolamenti aziendali o da deliberazioni assunte nel rispetto dei rispettivi ordinamenti societari.

EDILIZIA ARTIGIANATO: i nuovi minimi retributivi


 



Come previsto dall’accordo del 31/1/2020, firmato da ANAEPA – CONFARTIGIANATO Edilizia, CNA COSTRUZIONI, FIAE-CASARTIGIANI, CLAAI Edilizia e FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL, a decorrere dall’1/3/2021 decorrono i nuovi minimi di paga base per i lavoratori edili artigiani


Di seguito si riportano i minimi di paga base per il settore dell’Edilizia Artigianato decorrenti dal 1° marzo 2021

























Lavoratori Qualificati

Livello

Minimo

7 1.804,86
6 1.611,48
5 1.343,04
4 1.244,10
3 1.164,12
2 1.027,85
1 895,30
















































































































Apprendisti Professionalizzanti dall’1/6/2013

Livello

Da mese

A mese

Minimo

Gruppo 1 1 6 861,45
7 12 884,73
13 24 919,65
25 36 1.001,14
37 48 1.059,35
49 60 1.117,56
Gruppo 2 1 6 814,88
7 12 861,45
13 18 884,73
19 24 919,65
25 30 942,94
31 42 1.001,14
43 48 1.059,35
49 51 1.117,56
Gruppo 3 1 6 760,61
7 12 781,17
13 24 812,00
25 36 883,95
37 42 935,34
43 48 986,74
Gruppo 4 1 6 760,61
7 12 781,17
13 18 812,00
19 24 863,39
25 30 935,34
31 36 986,74

Decreto sostegni: rifinanziamento del reddito di cittadinanza e rinnovo del REM


In materia di lavoro, il Decreto “sostegni” ha altresì previsto il rifinanziamento del fondo per il Reddito di Cittadinanza, al fine di tenere conto dell’aumento delle domande nonchè il rinnovo, per ulteriori tre mensilità, del Reddito di emergenza e l’ampliamento della platea dei potenziali beneficiari.


Per il 2021, qualora la stipula di uno o più contratti di lavoro subordinato a termine comporti un aumento del valore del reddito familiare fino al limite massimo di 10.000 annui, il beneficio in parola è sospeso per la durata dell’attività lavorativa che ha prodotto l’aumento del valore del reddito familiare fino a un massimo di 6 mesi.


Nell’anno 2021, il REM è riconosciuto per 3 quote, relativamente alle mensilità di marzo, aprile e maggio 2021, ai nuclei familiari in condizioni di necessità economica in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 che siano in possesso cumulativamente dei seguenti requisiti: un valore del reddito familiare nel mese di febbraio 2021 inferiore ad una soglia pari all’ammontare del beneficio; per i nuclei familiari che risiedono in abitazione in locazione, fermo restando l’ammontare del beneficio, la soglia è incrementata di un dodicesimo del valore annuo del canone di locazione come dichiarato au fini ISEE; assenza nel nucleo familiare di componenti che percepiscono o hanno percepito una delle indennità di cui all’art. 10 del DL sostegni (Indennità per i lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo e dello sport); possesso dei requisiti di residenza, economici, relativi all’intero nucleo familiare (commi 2, lettere a), c) e d), dell’art. 82, DL 34/2020).
Il Rem non è compatibile con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano al momento della domanda in una delle seguenti condizioni: essere titolari di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità; essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore agli importi previsti; essere percettori di reddito di cittadinanza, ovvero di misure aventi finalità analoghe.
Le quote di Rem sono altresì riconosciute indipendentemente dai requisiti citati, e ferma restando in ogni caso l’incompatibilità, e nella misura prevista per nuclei composti da un unico componente, ai soggetti con ISEE in corso di validità, ordinario o corrente, non superiore ad euro 30.000, che hanno terminato tra il 1° luglio 2020 e il 28 febbraio 2021 le prestazioni previste dagli articoli 1 e 15 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22.
Resta ferma l’incompatibilità della fruizione da parte del medesimo soggetto delle indennità COVID-19, nonché l’incompatibilità con la titolarità, alla data di entrata in vigore del DL sostegni, di un contratto di lavoro subordinato, con esclusione del contratto di lavoro intermittente senza diritto all’indennità di disponibilità ovvero di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa ovvero di una pensione diretta o indiretta, ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità.
La domanda per le quote di Rem è presentata all’Inps entro il 30 aprile 2021 tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato secondo le modalità stabilite dallo stesso.


Alle aziende appartenenti alle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura, l’esonero contributivo è riconosciuto il anche per il periodo retributivo del mese di dicembre 2020, e del mese di gennaio 2021.

Riforma dello Sport: le nuove norme in materia di lavoro sportivo


In attuazione della delega di cui all’art. 5, L. n. 86/2019, il D.Lgs. 28 febbraio 2021, n. 36 detta norme in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché del rapporto di lavoro sportivo. Il dispone una revisione organica della figura di “lavoratore sportivo”: si introducono, infatti, per la prima volta, tutele lavoristiche e previdenziali sia nel settore dilettantistico sia nel settore professionistico. Le nuove norme in materia di lavoro sportivo si applicheranno a decorrere dal 1° luglio 2022.


Lavoratore sportivo (art. 25)
E’ lavoratore sportivo l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che, senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico, esercita l’attività sportiva dietro un corrispettivo al di fuori delle prestazioni amatoriali. Pertanto, ricorrendone i presupposti, l’attività di lavoro sportivo può costituire oggetto di un rapporto di lavoro subordinato o di un rapporto di lavoro autonomo, anche nella forma di collaborazioni coordinate e continuative ai sensi dell’articolo 409, comma 1, n. 3, c.p.c., fatta salva l’applicazione dell’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81.
Essa può essere altresì oggetto di prestazioni occasionali secondo la disciplina dell’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2017, n. 96.
I lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche possono prestare la propria attività nell’ambito delle società e associazioni sportive dilettantistiche fuori dall’orario di lavoro, fatti salvi gli obblighi di servizio, previa comunicazione all’amministrazione di appartenenza.
Ai lavoratori sportivi, cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea, si applicano le pertinenti disposizioni del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e quelle dei relativi provvedimenti attuativi.
Il trattamento dei dati personali dei lavoratori sportivi, anche mediante strumenti informatici e digitali, è effettuato nel rispetto delle disposizioni del Regolamento (UE) n. 679/2016 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, nonché del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. In attuazione dell’articolo 88 del Regolamento citato, norme più specifiche sulla protezione dei dati personali dei lavoratori sportivi sono previste con accordo collettivo stipulato dalla Federazione Sportiva Nazionale, dalle Discipline Sportive Associate, dagli Enti di Promozione Sportiva e dai rappresentanti delle categorie di lavoratori sportivi interessate.


Rapporto di lavoro subordinato sportivo (art. 26)
Ai contratti di lavoro subordinato sportivo non si applicano le norme contenute negli articoli 4, 5, 13 e 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, negli articoli 1, 2, 3, 5, 6, 7, 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, nell’articolo 1, commi da 47 a 69, della legge 28 giugno 2012, n. 92, negli articoli 2, 4 e 5 della legge 11 maggio 1990, n. 108, nell’articolo 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e nel decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23.
Il contratto di lavoro subordinato sportivo può contenere l’apposizione di un termine finale non superiore a cinque anni dalla data di inizio del rapporto. E’ ammessa la successione di contratti a tempo determinato fra gli stessi soggetti. E’ altresì ammessa la cessione del contratto, prima della scadenza, da una società o associazione sportiva ad un’altra.
Il contratto non può contenere clausole di non concorrenza o, comunque, limitative della libertà professionale dello sportivo per il periodo successivo alla cessazione del contratto stesso né può essere integrato, durante lo svolgimento del rapporto, con tali pattuizioni.


Rapporto di lavoro sportivo nei settori professionistici (art. 27)
Nei settori professionistici, il lavoro sportivo prestato dagli atleti come attività principale, ovvero prevalente, e continuativa, si presume oggetto di contratto di lavoro subordinato. Costituisce, invece, oggetto di contratto di lavoro autonomo quando ricorra almeno uno dei seguenti requisiti: l’attività sia svolta nell’ambito di una singola manifestazione sportiva o di più manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo; lo sportivo non sia contrattualmente vincolato per ciò che riguarda la frequenza a sedute di preparazione o allenamento; la prestazione che è oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non superi otto ore settimanali oppure cinque giorni ogni mese ovvero trenta giorni ogni anno.
Il rapporto di lavoro si costituisce mediante assunzione diretta e con la stipulazione di un contratto in forma scritta, a pena di nullità, tra lo sportivo e la società destinataria delle prestazioni sportive, secondo il contratto tipo predisposto ogni tre anni dalla Federazione Sportiva Nazionale, dalla Disciplina Sportiva Associata e dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, sul piano nazionale, delle categorie di lavoratori sportivi interessate, conformemente all’accordo collettivo stipulato.
Nel contratto individuale deve essere prevista la clausola contenente l’obbligo dello sportivo al rispetto delle istruzioni tecniche e delle prescrizioni impartite per il conseguimento degli scopi agonistici.


Prestazioni sportive amatoriali (art. 29)
Le società e le associazioni sportive dilettantistiche, le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI, possono avvalersi nello svolgimento delle proprie attività istituzionali di amatori che mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere lo sport, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti. Le prestazioni amatoriali sono comprensive dello svolgimento diretto dell’attività sportiva, nonché della formazione, della didattica e della preparazione degli atleti.
Tali prestazioni non sono retribuite in alcun modo nemmeno dal beneficiario, ma possono essere riconosciuti premi e compensi occasionali in relazione ai risultati ottenuti nelle competizioni sportive, nonché indennità di trasferta e rimborsi spese, anche forfettari.
Le prestazioni sportive amatoriali sono incompatibili con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l’ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività amatoriale.
Gli enti dilettantistici che si avvalgono di volontari devono assicurarli per la responsabilità civile verso i terzi.


Formazione dei giovani atleti e contratti di apprendistato (art. 30)
Per garantire ai giovani atleti una crescita non solo sportiva, ma anche culturale ed educativa, nonché una preparazione professionale che favorisca l’accesso all’attività lavorativa anche alla fine della carriera sportiva, le società o associazioni sportive possono stipulare contratti di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, per il diploma di istruzione secondaria superiore e per il certificato di specializzazione tecnica superiore, e contratti di apprendistato di alta formazione e di ricerca. La formazione degli atleti può essere conseguita anche con le classi di laurea L-22 (Scienze Motorie e di laurea magistrale), LM-47 (Organizzazione e gestione dei servizi per lo sport e le attività motorie), la LM-67 (Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattative), nonché la LM-68 (Scienze e tecniche dello sport).
Ai contratti di apprendistato in questione non si applica l’articolo 42, commi 3, 4 e 7, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81. Al termine del periodo di apprendistato, fissato nel contratto, quest’ultimo si risolve automaticamente.
Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri o dell’Autorità politica da esso delegata in materia di sport, di concerto con il Ministro del lavoro, con il Ministro dell’istruzione, e con il Ministro dell’università e della ricerca, da adottarsi entro 9 mesi, saranno definiti gli standard professionali e formativi relativi ai percorsi di istruzione e formazione finalizzati all’acquisizione dei titoli e delle qualifiche previsti.


Abolizione del vincolo sportivo e premio di formazione tecnica (art. 31)
Le limitazioni alla libertà contrattuale dell’atleta, individuate come vincolo sportivo, sono eliminate entro il 1° luglio 2022. Le Federazioni Sportive Nazionali possono dettare una disciplina transitoria che preveda la diminuzione progressiva della durata massima dello stesso.
Le Federazioni Sportive Nazionali prevedono con proprio regolamento che, in caso di primo contratto di lavoro sportivo:
– le società sportive professionistiche riconoscono un premio di formazione tecnica proporzionalmente suddiviso, secondo modalità e parametri che tengono conto della durata e del contenuto formativo del rapporto, tra le società sportive dilettantistiche presso le quali l’atleta ha svolto attività dilettantistica, amatoriale o giovanile ed in cui ha svolto il proprio percorso di formazione, ovvero tra le società sportive professionistiche presso le quali l’atleta ha svolto attività giovanile ed in cui ha svolto il proprio percorso di formazione;
– le società sportive dilettantistiche riconoscono un premio di formazione tecnica proporzionalmente suddiviso, secondo modalità e parametri che tengono adeguatamente conto della durata e del contenuto formativo del rapporto, tra le società sportive dilettantistiche presso le quali l’atleta ha svolto attività amatoriale o giovanile ed in cui ha svolto il proprio percorso di formazione.
La misura del premio è individuata dalle singole federazioni secondo parametri che tengano adeguatamente conto dell’età degli atleti, nonché della durata e del contenuto patrimoniale del rapporto tra questi ultimi e la società o associazione sportiva con la quale concludono il primo contratto di lavoro sportivo.


Controlli sanitari dei lavoratori sportivi (art. 32)
L’attività sportiva dei lavoratori sportivi è svolta sotto controlli medici, secondo norme stabilite dalle Federazioni Sportive Nazionali e dalle Discipline Sportive Associate ed approvate, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o dell’Autorità politica da esso delegata in materia di sport.
E’ prevista, tra l’altro, l’istituzione di una scheda sanitaria per ciascuno sportivo che svolga prestazioni di carattere non occasionale, nonché l’individuazione dei tempi per l’effettuazione delle rivalutazioni cliniche e diagnostiche, in relazione alla tipologia dell’attività sportiva svolta e alla natura dei singoli esami da svolgere.


Sicurezza dei lavoratori sportivi e dei minori (art. 33)
Per tutto quanto non regolato dal decreto, ai lavoratori sportivi si applicano le vigenti disposizioni in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, in quanto compatibili con le modalità della prestazione sportiva.
L’idoneità psico-fisica del lavoratore sportivo è certificata da un medico specialista in medicina dello sport sulla scorta di indagini strumentali. La sorveglianza sanitaria del lavoratore sportivo, è compito del medico competente di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Fermo restando quanto previsto dalla legge 17 ottobre 1967, n. 977, sull’impiego dei minori in attività lavorative di carattere sportivo, con appositi decreti, entro 12 mesi dall’entrata in vigore del decreto in commento, saranno introdotte disposizioni specifiche a tutela della salute e della sicurezza dei minori che svolgono attività sportiva, inclusi appositi adempimenti e obblighi, anche informativi, da parte delle società e associazioni sportive, tra cui la designazione di un responsabile della protezione dei minori, allo scopo, tra l’altro, della lotta ad ogni tipo di abuso e di violenza su di essi e della protezione dell’integrità fisica e morale dei giovani sportivi.
Ai minori che praticano attività sportiva si applica quanto previsto dal decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 39, recante attuazione della direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.


Rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (art. 37)
Ricorrendone i presupposti, l’attività di carattere amministrativo-gestionale resa in favore delle società ed associazioni sportive dilettantistiche, delle Federazioni Sportive Nazionali, delle Discipline Sportive Associate e degli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI o dal CIP, può essere oggetto di collaborazioni ai sensi dell’articolo 409, comma 1, n. 3, del c.p.c., e successive modifiche.


I collaboratori hanno diritto all’assicurazione previdenziale e assistenziale, con iscrizione alla Gestione Separata INPS di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, secondo la relativa disciplina previdenziale.


Promozione della parità di genere (art. 40)
Le Regioni, le Province autonome e il CONI, negli ambiti di rispettiva competenza, promuovono la parità di genere a tutti i livelli e in ogni struttura, favorendo l’inserimento delle donne nei ruoli di gestione e di responsabilità delle organizzazioni sportive e anche al proprio interno.


Disposizioni in materia di laureati in scienze motorie (art. 41 e 42)
Al fine del corretto svolgimento delle attività fisico motorie, anche di livello agonistico, e della tutela del benessere nonché della promozione di stili di vita corretti, sono istituite le figure professionali del chinesiologo di base, del chinesiologo delle attività motorie preventive ed adattate, del chinesiologo sportivo e del manager dello sport.
Per l’esercizio dell’attività professionale di chinesiologo di base è necessario il possesso della laurea triennale in Scienze delle attività motorie e sportive (classe L-22). Per l’esercizio dell’attività professionale di chinesiologo delle attività motorie preventive ed adattate è necessario il possesso della laurea magistrale in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate (classe LM-67). Per l’esercizio dell’attività professionale di chinesiologo sportivo è necessario il possesso della laurea magistrale in Scienze e Tecniche dello sport (classe LM-68).
Per l’esercizio infine dell’attività professionale di manager dello sport è necessario il possesso della laurea magistrale in organizzazione e gestione dei servizi per lo sport e le attività motorie (classe LM-47).

Società Autostrade: accordo sul diritto alla disconnessione

Firmata il 18/3/2021 tra la Società Autostrade per l’Italia e FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, SLA-CISAL, UGL VIABILITÀ, nell’ambito di quanto stabilito nell’accordo del 13/10/2020 sul lavoro agile, l’intesa sul diritto alla disconnessione

Le parti, fermo restando quanto previsto nell’accordo del 13/10/2020 che di disciplina il lavoro agile, hanno approfondito in particolare il diritto alla disconnessione, tenuto conto che questo aspetto, nel particolare momento storico in cui di nuovo è ripartita l’emergenza epidemiologica e la chiusura delle scuole, è quello che appare – nell’ambito delle questioni relative alla genitorialità – sicuramente il più critico.
La presente intesa si muove nel segno della bi-genitorialità, a sostegno dei dipendenti genitori per consentire loro di assistere i figli nella didattica a distanza, nell’ottica di ricercare soluzioni che possano concretamente dare senso e sostanza al più generale diritto alla disconnessione.
In questo quadro generale, le parti concordano:

– a partire dal 22 marzo p.v., in via sperimentale e per la durata di un mese, l’azienda riconoscerà al personale non operativo in lavoro da remoto il diritto alla disconnessione per un massimo di 1,5 ore giornaliere per assistere i figli nella didattica a distanza. Tale diritto potrà essere esercitato nella fascia oraria mattutina, dalle ore 08.00 alle ore 13.00, per ogni giorno della settimana. Eventuali richieste di modifiche da parte del lavoratore, rispetto alla collocazione oraria sopra indicata, saranno discusse e analizzate con il proprio responsabile e la struttura HR.

– i dipendenti interessati dovranno darne comunicazione al proprio responsabile e alla struttura HR di riferimento, entro le 24 ore antecedenti all’inizio della fruizione del diritto alla disconnessione sopra sancito, possibilmente con un piano settimanale.

– resta ovviamente fermo che il dipendente, nella prestazione lavorativa in lavoro agile, dovrà osservare il proprio normale orario di lavoro; rimangono confermati gli accordi collettivi esistenti in ogni singola unità produttiva in materia di flessibilità oraria.

Al termine del periodo di sperimentazione le parti si incontreranno per un’analisi complessiva dei risultati raggiunti e per valutare la soddisfazione dei dipendenti all’iniziativa, al fine di verificare una possibile estensione temporale del progetto e/o ulteriori azioni di miglioramento della conciliazione vita – lavoro.