Pesca: domande per l’indennità per arresto temporaneo


Pe l’anno 2020, nei casi di sospensione dell’attività lavorativa derivante da misure di arresto temporaneo non obbligatorio, ai lavoratori dipendenti da imprese adibite alla pesca marittima, compresi i soci lavoratori delle cooperative della piccola pesca, è concessa un’indennità giornaliera onnicomprensiva fino ad un importo massimo di 30 euro.


Tale indennità è riconosciuta anche nella giornata del sabato, da conteggiare quale giornata lavorativa, ed è concedibile esclusivamente ai lavoratori imbarcati su unità di pesca che non hanno esercitato alcuna attività di pesca e pertanto sono rimaste all’ormeggio non effettuando uscite in mare; inoltre è concessa se la sospensione dell’attività lavorativa è conseguente: adozione di provvedimenti delle amministrazioni competenti sul territorio, motivati da ragioni quali: limitazioni all’uscita ed entrata dal porto per insabbiamento, stabilite dall’Autorità marittima, che hanno comportato il mancato esercizio di alcuna attività di pesca per le giornate indicate; periodi di fermo aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori già previsti dalla normativa vigente allorquando siano stabiliti, su proposta dei consorzi di gestione della pesca regolarmente costituiti e che rappresentino almeno il 70% delle imprese registrate nell’areale delimitato, con provvedimento del Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali – Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura o della competente Autorità regionale nel caso di regioni a statuto speciale, o del Capo del compartimento marittimo che ne stabilisce l’efficacia per tutte le imprese, anche non consorziate, che esercitino quel determinato tipo di pesca nell’area in cui opera il consorzio medesimo, che hanno comportato il mancato esercizio di alcuna attività di pesca per le giornate indicate; indisponibilità per malattia del comandante della nave da pesca, certificata dall’Autorità sanitaria marittima, che hanno comportato il mancato esercizio di alcuna attività di pesca per le giornate indicate; arresto o interdizione temporanei dell’attività di pesca per singole specie, conseguenti a misure disposte in ambito nazionale e dell’Unione europea, che hanno comportato il mancato esercizio di alcuna attività di pesca per le giornate indicate; allerte meteomarine emanate, anche per parte della giornata di pesca, dal Centro nazionale di meteorologia e climatologia aeronautica dell’Aeronautica militare, attraverso avvisi di burrasca diramati dal servizio meteorologico dell’Aeronautica militare, che hanno comportato il mancato esercizio di alcuna attività di pesca per le giornate indicate.
Per l’anno 2020, in caso di sospensione dell’attività lavorativa derivante da misure di arresto temporaneo obbligatorio deciso dalle autorità pubbliche, ai lavoratori, dipendenti da imprese adibite alla pesca marittima, compresi i soci lavoratori delle cooperative della piccola pesca, è concessa un’indennità giornaliera onnicomprensiva fino ad un importo massimo di € 30,00. L’indennità è concessa se la sospensione dell’attività lavorativa è conseguente all’applicazione dei seguenti provvedimenti emanati nel corso dell’anno 2020, sia dall’amministrazione centrale che dalle amministrazioni competenti sul territorio: disciplina della pesca con il sistema a strascico, sia per quanto riguarda l’arresto temporaneo obbligatorio, sia per quanto riguarda le misure tecniche successive all’interruzione temporanea; l’indennità verrà riconosciuta per il periodo dell’arresto temporaneo obbligatorio, per le sole misure tecniche effettuate successivamente a detto arresto e per il periodo di arresto temporaneo obbligatorio aggiuntivo, anche non in continuità con l’arresto temporaneo obbligatorio; disciplina della pesca dei piccoli pelagici del Mar Mediterraneo e misure specifiche per il Mare Adriatico; disciplina della pesca dei molluschi bivalvi; disciplina della pesca del pesce spada nel Mar Mediterraneo; disciplina della pesca del pesce alalunga nel Mar Mediterraneo.
L’indennità non è riconoscibile agli armatori e ai proprietari-armatori imbarcati sulla nave dai medesimi gestita, in quanto non è configurabile nei loro confronti un rapporto di lavoro subordinato. Nell’ipotesi di soci di società armatrice o proprietaria-armatrice dell’imbarcazione, che risultino anche imbarcati, l’indennità potrà essere riconosciuta solo a fronte della autocertificazione, presentata dal richiedente, relativa all’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra il socio e la società, sia essa di persone che di capitali. L’indennità non è riconoscibile in favore di titolari di impresa individuale imbarcati, in quanto, essendo gli stessi inquadrati come lavoratori autonomi, non è configurabile, nei loro confronti, un rapporto di lavoro subordinato.
Le imprese inoltrano al Ministero del lavoro e delle politiche sociali – Direzione generale degli ammortizzatori sociali e della formazione – una singola istanza per ogni unità di pesca presente in azienda, entro e non oltre il 28 febbraio 2021, tramite il sistema telematico denominato “CIGSonline”. La procedura di inoltro dei relativi allegati verrà dettagliatamente comunicata con apposite istruzioni che saranno pubblicate sul sito istituzionale del Ministero del lavoro www.lavoro.gov.it nella pagina web dedicata al fermo pesca.

Recesso a seguito di accordo aziendale e revoca del licenziamento vietato: aspetti contributivi


Nei confronti del datore di lavoro che abbia proceduto al licenziamento per GMO in deroga al divieto e che poi lo abbia revocato, facendo contestualmente richiesta dell’integrazione salariale, il rapporto di lavoro è ripristinato senza soluzione di continuità. Il rapporto, tuttavia, deve considerarsi sospeso per il periodo che intercorre tra la data del licenziamento e la data della sua revoca, nonchè per tutta la durata dell’integrazione salariale, al termine della quale decorrono nuovamente gli obblighi contributivi per il datore (Inps, messaggio 05 febbraio 2021, n. 528)


Come noto, a decorrere dal 17 marzo 2020, non possono essere avviate procedure di licenziamento collettivo (artt. 4, 5 e 24, L. n. 223/1991) e sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020. Altresì, dalla predetta data, il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo (art. 3, L. n. 604/1966) e sono altresì sospese le procedure di licenziamento per giustificato motivo oggettivo in corso.
Tuttavia, le preclusioni e le sospensioni non si applicano nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale (non anche con accordi territoriali o nazionali), stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro; l’effetto risolutivo del rapporto di lavoro si produce soltanto per i lavoratori che aderiscono al citato accordo e secondo le modalità previste dallo stesso.
L’interruzione del rapporto di lavoro, quindi, interviene a seguito di una risoluzione consensuale.
A decorrere dal 15 agosto 2020, le interruzioni di rapporto di lavoro intervenute con tale modalità devono essere esposte all’interno del flusso Uniemens con il codice Tipo cessazione “2A”. I datori di lavoro che abbiano utilizzato un codice Tipo cessazione diverso da quello indicato, devono procedere alle necessarie correzioni, secondo le consuete modalità.
Posto che ai lavoratori interessati è comunque riconosciuto il trattamento di NASPI, per tale fattispecie il datore di lavoro è tenuto al versamento del ticket di licenziamento, in unica soluzione entro e non oltre il termine di versamento della denuncia successiva a quella del mese in cui si verifica l’interruzione del rapporto di lavoro. Per quanto attiene, invece, alle cessazioni intervenute precedentemente alla data del 5 febbraio 2021 (data di pubblicazione del messaggio), il datore di lavoro è tenuto all’assolvimento dell’obbligo contributivo in questione entro e non oltre il termine di versamento della denuncia del mese di marzo 2021, senza applicazione di ulteriori oneri.
Precedentemente alla conversione in legge del D.L. 104/2020, altresì, si disponeva che il datore di lavoro che avesse comunque proceduto al recesso dal contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo, potesse revocare in ogni tempo il recesso, purché contestualmente facesse richiesta del trattamento di integrazione salariale. A seguito della revoca, pertanto, il rapporto di lavoro è ripristinato senza soluzione di continuità e il lavoratore beneficia del trattamento di integrazione salariale. Il rapporto di lavoro deve considerarsi sospeso per il periodo che intercorre tra la data del licenziamento e la data della sua revoca, nonchè per tutta la durata dell’integrazione salariale, al termine della quale decorrono nuovamente gli obblighi contributivi in capo al datore di lavoro. Durante i periodi di integrazione salariale ordinaria o in deroga ovvero di assegno ordinario, le quote di TFR maturate restano a carico del datore di lavoro. Conseguentemente, i datori di lavoro soggetti alla disciplina del Fondo di Tesoreria, devono versare al predetto Fondo le quote di TFR maturate dal lavoratore a decorrere dalla data del licenziamento revocato e durante il periodo di integrazione salariale, senza oneri aggiuntivi.
I datori di lavoro che non abbiano ancora adempiuto al suddetto obbligo, vi sono tenuti entro e non oltre il termine di versamento della denuncia di competenza marzo 2021, senza applicazione di ulteriori oneri. Evidentemente, l’obbligo contributivo permane, secondo le scadenze ordinarie, durante i periodi di integrazione salariale non connessi alla fattispecie in oggetto.
Infine, a seguito della revoca, venendo meno l’obbligo del datore di lavoro di versamento del ticket di licenziamento, quelli che vi abbiano provveduto, hanno diritto al recupero dell’importo versato e, a tal fine, si avvalgono della procedura delle regolarizzazioni (Uniemens/vig) secondo le consuete modalità.


Ripresa lavorativa durante emergenza covid-19 per gli artigiani edili del Veneto



 


Siglato il 4/2/2021, tra la CONFARTIGIANATO IMPRESE Veneto, la CNA Veneto, la CASARTIGIANI Veneto e la FILCA-CISL del Veneto, la FILLEA-CGIL del Veneto, la FENEAL-UIL regionale del Veneto, l’accordo regionale per il sostegno della ripresa lavorativa delle aziende artigiane e PMI edili e dei lavoratori edili del Veneto durante l’emergenza covid-19.


Le parti concordano in via straordinaria per l’anno 2021 di riproporre la prestazione a sostegno delle famiglie con figli studenti, prevista nell’accordo del 12/5/2020.
Prestazione a sostegno dei maggiori costi sostenuti dalle famiglie con almeno un figlio, di cui almeno un genitore è un lavoratore/lavoratrice dipendente di un’Impresa iscritta ad Edilcassa Veneto, per far fronte alla didattica on line quale conseguenza del provvedimenti di sospensione del servizi educativi nelle scuole di ogni ordine e grado.
Tale prestazione consisterà in un contributo forfettario una tantum pari a 100,00 euro come rimborso sostenuto per ! costi di strumenti (computer, tablet, telefonini, ecc.) e/o per i costi del canoni relativi ad un più inteso utilizzo della rete Internet.
Ove entrambi I genitori siano dipendenti di imprese iscritte ad Edilcassa Veneto l’Importo resta complessivamente pari a 100,00 euro.
Al fini dell’istruttoria della domanda allo sportello Edilcassa Veneto dovrà essere prodotta:
– autocertificazione famigliari a carico
– Idonea documentazione attestante che almeno uh figlio sia Iscritto/frequenti l’anno scolastico 2020/2021 In una Istituzione scolastica:
   – primaria,
   – secondarla di primo grado,
   – secondarla di secondo grado,
   – istruzione superiore (università/alta formazione),
Requisiti soggettivi richiesti:
– il dipendente richiedente deve essere In forza presso una ditta iscritta ad Edilcassa Veneto alla data dell’1/1/2021 o essere stato assunto in data successiva ed entro il 20/12/2021;
– il dipendente In forza nei periodo di cui sopra avrà diritto a fare la domanda anche se non più dipendente di una ditta Edilcassa Veneto alla data di presentazione della domanda.
 I termini per la presentazione della domanda ad Edilcassa Veneto sono dal 15/2/2021 al 31/12/2021.

Prima tranche di Una Tantum per il personale medico della sanità privata

  Con la retribuzione del mese di gennaio spetta la prima tranche di una tantum per i dirigenti medici dipendenti dalle strutture private

Il CCNL rinnovato lo scorso ottobre ha previsto, per il dirigente medico assunto prima del 1° gennaio 2020 ed ancora in servizio alla data di sottoscrizione del CCNL,  un importo netto a titolo di una tantum pari ad euro 2.500,00, che ha la finalità di riparare il disagio derivante dalla ritardata sottoscrizione del presente CCNL.
L’importo di cui sopra verrà corrisposto in 5 tranches di pari importo, con le retribuzioni dal mese di gennaio 2021 al mese di maggio 2021.
Pertanto, con la mensilità d gennaio 2021 spetta la prima tranches di 500 euro.
L’importo una tantum di cui al presente articolo non è utile agli effetti del computo di alcun istituto contrattuale e legale, né del trattamento di fine rapporto, ed è escluso dalla retribuzione imponibile per il calcolo dei contributi e dei premi dovuti agli enti assistenziali, assicurativi e/o previdenziali.

Alberghi e Pubblici Esercizi Bolzano: contratto a termine

Siglato il 25/1/2021, tra l’Unione Albergatori e Pubblici Esercenti (Hoteliers- und Gastwirteverband) della Provincia Autonoma di Bolzano e l’ASGB, la CGIL-AGB-FILCAMS-LHFD, la SGBCISL-FISASCAT, la UILTuCS, l’accordo sul contratto a termine per i lavoratori delle aziende alberghiere e dei pubblici esercizi nella Provincia di Bolzano.

Il presente accordo territoriale entrerà in vigore il 1/3/2021 e si rinnoverà tacitamente di anno in anno, se non disdettato almeno tre mesi prima del 1 ° marzo di ogni anno.
Al fine della integrazione delle conoscenze teoriche fornite dal sistema scolastico con esperienze pratiche acquisite direttamente sul posto di lavoro durante il periodo giugno – ottobre le aziende aderenti all’Associazione degli Albergatori della Provincia di Bolzano potranno stipulare con studenti/scolari, che hanno compiuto i 16 anni e frequentano una delle seguente scuole/università, contratti a termine estivi della durata non inferiore a 6 settimane e non superiore a 14 settimane di effettivo lavoro.
a) scuole alberghiere;
b) istituti professionali superiori corrispondenti;
c) università con corsi di studi corrispondenti;
d) altre scuole non corrispondenti (contratto estivo solamente per il reparto sala/bar).
b) Durante il contratto a termine il giovane percepirà la seguente retribuzione mensile:
– 55% per chi ha frequentato il primo anno di scuola;
– 65% per chi ha frequentato il secondo anno di scuola;
– 75% per chi ha frequentato gli anni successivi;
– 85% per chi frequenta corsi di studi universitari.
Dette percentuali vanno calcolate sulle retribuzioni aziendali contrattuali previste per il IV° livello di inserimento dei dipendenti maggiorenni qualificati. Hanno diritto anche del godimento di vitto e alloggio.
Le Aziende con l’applicazione del presente accordo si impegnano al rispetto delle norme vigenti legislative e contrattuali in materia di orario di lavoro.
Le parti contraenti dichiarano la nullità dell’accordo per quanto riguarda gli aspetti retributivi nel caso in cui venissero accertate violazioni contrattuali dagli organi preposti o dalla magistratura, per i lavoratori sotto 18 anni che superano l’orario di lavoro di 40 ore settimanali, fermo restando la possibilità di conguagliare nell’arco della stagione – nei limiti della legge – le eventuali ore di lavoro oltre l’orario contrattuale con riposi compensativi per i lavoratori oltre 18 anni.


Per quanto non previsto nei capi precedenti valgono le norme del CCNL del settore turismo (Federalberghi/Confcommercio) oppure del settore pubblici esercizi (FIPE).
Il contratto individuale di assunzione a termine deve essere predisposto secondo lo schema allegato al presente accordo e ne costituisce parte integrante.
Il presente accordo territoriale si applica alle sole aziende aderenti all’Associazione Albergatori e Pubblici Esercenti della Provincia di Bolzano che sono in regola col versamento delle quote di assistenza contrattuale (COVELA/COVELCO) e quelle della Cassa Turistica, e che applicano l’accordo provinciale del 29/11/2012 con successive modifiche. Ne fanno prova per l’appartenenza all’associazione di categoria la quietanza di pagamento del contributo associativo annuale e l’estratto UNIEMENS.