Irap 2021: approvato il modello di dichiarazione e le istruzioni


L’Agenzia Entrate con il provvedimento 29 gennaio 2021, n. 28883, ha approvato il modello di dichiarazione “Irap 2021”, con le relative istruzioni, da utilizzare per la dichiarazione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive per l’anno 2020.

Il nuovo modello Irap 2021 e le relative istruzioni sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione ad hoc dedicata ai modelli. Il modello può essere anche prelevato da altri siti internet a condizione che lo stesso abbia le caratteristiche indicate nell’Allegato 2 del provvedimento n. 28883/2021 e rechi l’indirizzo del sito dal quale è stato prelevato nonché gli estremi del medesimo provvedimento.


Tra le novità trovano spazio nel modello Irap 2021:
– il credito d’imposta riconosciuto al locatore in caso di esercizio del diritto di riscatto degli alloggi di edilizia sociale da parte del conduttore;
– la riduzione del 50% dell’Irap per le imprese che svolgono l’attività nel comune di Campione d’Italia (art. 1, co. 574, L. n. 160/2019);
– il prospetto dei versamenti sospesi per Covid-19, riservato ai soggetti che essendone legittimati non hanno effettuato alle scadenze previste i versamenti dovuti, avvalendosi delle disposizioni di sospensione emanate a seguito dell’emergenza sanitaria da COVID.


Riguardo all’ultimo punto, nel quadro IS – Prospetti vari è introdotta la sezione XXI riservata ai soggetti che non hanno effettuato nel periodo d’imposta 2020 i versamenti Irap a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. In particolare, nel rigo IS230 va indicato:
– in colonna 1 il codice desunto dalla “Tabella versamenti sospesi COVID-19”;
– in colonna 2 l’importo dei versamenti sospesi in virtù della disposizione normativa individuata dal codice indicato nella colonna 1.


I soggetti che nel corso del periodo d’imposta hanno sospeso i versamenti in base a diverse disposizioni devono compilare più righi per indicare gli importi sospesi in relazione a ciascuna disposizione normativa di cui gli stessi hanno usufruito.


Il rigo IS231 deve essere compilato nell’ipotesi in cui la disposizione che prevede la sospensione del versamento dell’Irap sia contenuta in una legge regionale. In particolare, va indicato:
– in colonna 1 il codice identificativo della regione ovvero della provincia autonoma che ha disposto la sospensione del versamento dell’Irap;
– in colonna 2 l’importo del versamento sospeso in virtù della disposizione normativa emanata dalla Regione o dalla Provincia autonoma individuata dal codice indicato nella colonna 1.


I soggetti che nel corso del periodo d’imposta hanno sospeso i versamenti in base a disposizioni emanate da diverse regioni devono compilare più righi per indicare gli importi sospesi.

“Bonus Vacanze”: come sanare la violazione di indebita fruizione


Qualora l’80 per cento del tax credit vacanze sia stato indebitamente fruito (ad es. per una non corretta compilazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)), lo stesso può essere restituito, senza sanzioni ed interessi, in sede di presentazione della dichiarazione (730 o REDDITI PF), mediante la compilazione degli appositi campi del modello prescelto (Agenzia Entrate – risposta 01 febbraio 2021, n. 66).

Il Bonus vacanze consiste in un credito in favore dei nuclei familiari con ISEE in corso di validità, ordinario o corrente non superiore a 40.000 euro, ed è utilizzabile, dal 1 ° luglio 2020 al 30 giugno 2021, per il pagamento di servizi offerti in ambito nazionale dalle imprese turistico ricettive, nonché dagli agriturismi e dai bed & breakfast in possesso dei titoli prescritti dalla normativa nazionale e regionale per l’esercizio dell’attività turistico ricettivi.
Il credito è utilizzabile, esclusivamente nella misura dell’80%, d’intesa con il fornitore presso il quale i servizi sono fruiti, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto e per il 20% in forma di detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi da parte dell’avente diritto”; lo sconto è rimborsato al fornitore dei servizi sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, con facoltà di successive cessioni a terzi, anche diversi dai propri fornitori di beni e servizi, nonché a istituti di credito o intermediari finanziari.
Inoltre nel medesimo articolo viene specificato che qualora sia accertata la mancata sussistenza, anche parziale, dei requisiti che danno diritto al credito d’imposta, il fornitore dei servizi e i cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in misura eccedente lo sconto applicato e l’Agenzia delle entrate provvede al recupero dell’importo corrispondente, maggiorato di interessi e sanzioni.
Detto questo, qualora l’80 per cento del tax credit vacanze sia stato indebitamente fruito (ad es. per una non corretta compilazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), lo stesso può essere restituito, senza sanzioni ed interessi, in sede di presentazione della dichiarazione (730 o REDDITI PF), mediante la compilazione degli appositi campi del modello prescelto. Nel prospetto di liquidazione dell’imposta, infatti, l’importo non spettante, totalmente o parzialmente, andrà ad incrementare il debito IRPEF dovuto per il periodo d’imposta 2020 (trattenuto dal sostituto d’imposta/da versare a saldo, secondo le ordinarie scadenze, con il codice tributo “4001”), ovvero a ridurre il credito IRPEF (rimborsato dal sostituto d’imposta/da utilizzare in compensazione) maturato per il medesimo periodo d’imposta.


IRAP: promotore finanziario che opera come impresa familiare

La Corte di Cassazione ha affermato che deve ritenersi soggetto ad Irap l’imprenditore che svolge attività di promotore finanziario avvalendosi della collaborazione del figlio e di più sedi operative, configurando di fatto un’impresa familiare (Ordinanza 25 gennaio 2021, n. 1535).

La controversia trae origine dal silenzio rifiuto all’istanza di rimborso Irap presentata dal contribuente, che svolge attività di promotore finanziario.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso sul rilievo che l’attività di promotore finanziario fosse svolta con l’esclusivo apporto dell’impegno del contribuente senza l’ausilio di rilevanti mezzi specifici.
L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione, ed ha eccepito che l’attività era svolta con la disponibilità di ingenti beni strumentali, di due sedi operative e con la collaborazione del figlio, configurandosi un’impresa familiare.

Accogliendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte Suprema ha osservato che l’autonoma organizzazione ricorre non solo quando il contribuente impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod prelumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, ma anche quando si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
Con particolare riferimento all’impresa familiare, i giudici hanno precisato che tutti i soggetti che producono reddito di impresa commerciale ed agricola sono tenuti al versamento dell’IRAP, laddove non espressamente esentati, e quindi anche le imprese familiari.
Pertanto, mentre il reddito derivante dall’impresa familiare e risultante alla dichiarazione dei redditi viene imputato, a determinate condizioni, proporzionalmente alla rispettiva quota di partecipazione dei partecipanti (ma l’imprenditore deve essere titolare come minimo del 51%) l’imprenditore familiare, non i familiari collaboratori, è anche soggetto passivo IRAP, in quanto detta imposta colpisce il valore della produzione netta dell’impresa e la collaborazione dei partecipanti all’impresa familiare integra quel quid pluris dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore (o valore aggiunto) rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare (etero organizzazione dell’esercente l’attività.

Covid-19: contributi per i distributori di carburanti nelle autostrade


Pubblicato nella G.U. 28 gennaio 2021, n. 22 il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 14 dicembre 2020 recante le modalità e le procedure di concessione ed erogazione del contributo in favore delle micro, piccole e medie imprese titolari del servizio di distribuzione di carburanti nelle autostrade per il periodo di emergenza da COVID-19.

Possono beneficiare dell’agevolazione le PMI in regola con il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali alla data del 1° marzo 2020 e che, alla data di presentazione della domanda, sono in possesso dei seguenti requisiti:


– risultano regolarmente costituite, iscritte e attive al registro delle imprese;


– svolgono un servizio di distribuzione di carburanti, disponendo di un impianto;


– non sono destinatarie di sanzioni interdittive;


– si trovano nel pieno e libero esercizio dei propri diritti e che non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali con finalità liquidatorie.


Sono escluse dal beneficio:


– le gestioni dirette degli impianti autostradali da parte delle società petrolifere integrate e le gestioni unitarie di attività petrolifere e ristorazione;


– i soggetti che, alla data del 31 dicembre 2019, si trovavano in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà, fatta eccezione per le microimprese e le piccole imprese, che possono accedere alle agevolazioni anche se già in difficoltà alla predetta data del 31 dicembre 2019, sempre che si trovano nel pieno e libero esercizio dei propri diritti e che non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali con finalità liquidatorie e che non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio o aiuti per la ristrutturazione.

Sono ammissibili alle agevolazioni i contributi previdenziali, con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica, a carico dei soggetti proponenti (PMI in possesso dei requisiti), dovuti sulle retribuzioni da lavoro dipendente nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020, in relazione ai dipendenti impiegati presso lo specifico impianto.


L’agevolazione è concessa in forma di contributo in conto esercizio ed è commisurato ai contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica, a carico dei soggetti proponenti, dovuti sulle retribuzioni da lavoro dipendente corrisposte nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020.


Nel caso in cui l’importo complessivo delle agevolazioni concedibili ai soggetti proponenti sia superiore all’ammontare della dotazione finanziaria, il Ministero dello Sviluppo Economico procede al riparto delle risorse disponibili in proporzione all’importo dell’agevolazione richiesto da ciascuna impresa. Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda.

Ai fini dell’accesso alle agevolazioni le imprese devono presentare al Ministero dello Sviluppo Economico apposita domanda, esclusivamente tramite la procedura informatica. Ciascun soggetto proponente può presentare, con riferimento al singolo impianto, una sola domanda di ammissione all’agevolazione.


La presentazione dell’istanza è riservata al rappresentante legale del soggetto proponente, così come risultante dal certificato camerale del medesimo, ovvero, ad altro soggetto delegato al quale è stato conferito potere di rappresentanza per la compilazione.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, trascorso il termine finale per la presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni, verifica la completezza e la regolarità della domanda e della documentazione allegata, il possesso dei requisiti di ammissibilità sulla base delle dichiarazioni rese dal soggetto proponente e il rispetto del massimale di aiuti previsto.


Per le domande per le quali le verifiche si concludono negativamente, ovvero risultino incomplete, il Ministero procede alla trasmissione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza.


Per le domande per le quali le verifiche invece si concludono positivamente, il Ministero, sulla base delle dichiarazioni rese dal soggetto richiedente, determina l’agevolazione concedibile, tenendo conto dell’eventuale riparto, procede alla registrazione dell’aiuto individuale sul RNA (Registro Nazionale degli aiuti di Stato) e adotta un provvedimento cumulativo di concessione delle agevolazioni con decreto del direttore generale per gli incentivi alle imprese, da pubblicare sul sito web del Ministero (www.mise.gov.it).


Le comunicazioni inerenti al procedimento agevolativo sono trasmesse dal Ministero esclusivamente attraverso posta elettronica certificata (Pec). Il Ministero declina qualsiasi responsabilità per il mancato perfezionamento delle comunicazioni laddove sia causato dal malfunzionamento della casella di posta elettronica certificata (Pec) dei soggetti proponenti.

Le agevolazioni concesse sono erogate dal Ministero previa verifica della vigenza della regolarità contributiva del soggetto beneficiario, tramite l’acquisizione d’ufficio, del documento unico di regolarità contributiva (DURC), nonché l’assenza di inadempimenti.


Il Ministero, nei casi di esito positivo delle attività di verifica procede all’erogazione dell’agevolazione spettante; invece, in caso di irregolarità, provvede all’erogazione secondo le modalità e i tempi previsti dalle procedure per l’attivazione dell’intervento sostitutivo, ovvero a segnalare l’inadempimento alle amministrazioni competenti.

Edificio parzialmente visibile: ammesso il bonus facciate

In presenza di tutti i requisiti richiesti ai fini dell’agevolazione e fermo restando il rispetto di ogni altro adempimento previsto, il bonus facciate spetta per le spese sostenute per gli interventi realizzati sulle facciate laterali dell’edificio anche se le stesse sono solo parzialmente visibili dalla strada (Agenzia delle Entrate – Risposta 28 gennaio 2021, n. 59)

L’Agenzia delle Entrate ha confermato la fruibilità del cd. Bonus facciate per lavori di ripristino dell’intonaco e dei frontalini dei poggioli di un immobile condominiale composto da cinque piani fuori terra, di cui, dalla strada pubblica, sono visibili tre lati (vale a dire il frontale e i due laterali), mentre non è visibile il piano terra delle due facciate laterali condominiali.


In merito al “bonus facciate” si ricorda che costituisce una detrazione dall’imposta lorda pari al 90 per cento delle spese documentate sostenute nell’anno 2020 (e nel 2021) per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B.


Sotto il profilo oggettivo, dunque, la detrazione spetta, tra l’altro, a condizione che gli edifici oggetto degli interventi siano ubicati in:
Zona A) – parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi;
Zona B) – parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A): si considerano parzialmente edificate le zone in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia inferiore al 12,5 per cento (un ottavo) della superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale sia superiore ad 1,5 m3/m2″.


Inoltre, ai fini del bonus:
– gli interventi devono essere finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna e devono essere realizzati esclusivamente sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi;
– nell’ipotesi in cui i lavori di rifacimento della facciata, ove non siano di sola pulitura o tinteggiatura esterna, riguardino interventi influenti dal punto di vista termico o interessino oltre il 10 per cento dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, gli interventi devono soddisfare specifici requisiti di trasmittanza termica.


Con riferimento agli interventi realizzati esclusivamente sulle strutture opache della facciata, sui balconi, ornamenti e fregi, è stato precisato che sono ammessi al bonus facciate, gli interventi sull’involucro “esterno visibile dell’edificio, vale a dire sia sulla parte anteriore, frontale e principale dell’edificio, sia sugli altri lati dello stabile (intero perimetro esterno)” e, in particolare, gli interventi sugli elementi della facciata costituenti esclusivamente la “struttura opaca verticale “.
Restano esclusi dal beneficio gli interventi effettuati sulle facciate interne dell’edificio, fatte salve quelle visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico.
Riguardo a quest’ultimo aspetto, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in presenza di tutti i requisiti richiesti e fermo restando il rispetto di ogni altro adempimento previsto, il bonus facciate può essere riconosciuto per le spese sostenute per gli interventi realizzati sulle facciate laterali dell’edificio anche se le stesse (come nel caso esaminato), siano solo parzialmente visibili dalla strada (quattro piani su cinque). A tal fine, la valutazione in concreto di quali facciate siano visibili o in parte visibili dalla strada costituisce un accertamento di fatto che non può essere svolto in sede di interpello.